BORGO DURBECCO

LA STORIA DEL COMPLESSO DELLA COMMENDA

Il Borgo Durbecco ha sede in quella che fu la Commenda dei Cavalieri Gerosolimitani di S. Giovanni, detti di Malta, adiacente all’omonima Chiesa dedicata a S. Maria Maddalena, uno degli edifici storico-artistici più importanti dell’intero patrimonio faentino. La data di fondazione risale ai secoli XI, XII, mentre il campanile, restaurato dopo la seconda guerra mondiale. è del ‘300.
La Commenda fu probabilmente fondata nella prima metà del XII secolo (il primo documento sicuro è del 1137), anche se le parti più antiche che oggi si vedono risalgono al Duecento (abside e parte del campanile) e al Trecento (portico per il ricovero dei pellegrini sul fianco sinistro). Venne eretta assieme all’adiacente Ospizio del Santo Sepolcro, per ospitare pellegrini diretti o provenienti dalla Terra Santa; già nel XIII secolo entrò in possesso dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme (poi di Malta), che la gestirono sempre attraverso Commendatari, cioè abati cui l’edificio era affidato anche da un punto di vista economico.
Il complesso ha subito recentemente, all’inizio degli anni 2000, importanti lavori di restauro che l’hanno riportato al suo aspetto originario. Al piano terra si apre il Chiostro, formato da quattro archi per ogni lato.
Nel 1525 Fra’ Sabba da Castiglione (1480-1554), certamente il più noto ed importante dei cavalieri Commendatori che qui abitarono, lo restaurò costruendo un portico. Una iscrizione in formelle di cotto posta di fronte all’ingresso ricordava l’avvenimento; tre medaglioni con gli stemmi del papa Medici, dell’ordine gerosolimitano e quello di Fra’ Sabba completano l’iscrizione (gli originali di questa iscrizione sono stati smontati per essere restaurati). Nel 1585 il Commendatore Giulio Bravo completò il loggiato superiore dando al chiostro l’aspetto attuale. Al centro del chiostro vi è il pozzo-cisterna.
Sala degli Angeli è forse la parte più antica della Commenda. Prende il nome dalle testine d’angelo in cotto poste sotto gli archi, ai quattro angoli bucrani in cotto. Nelle lunette sono state rinvenute tracce di affreschi di varia epoca. Interessanti i resti di alcuni silos per la conservazione di alimenti ritrovati nel pavimento. Questa sala viene adibita per mostre, conferenze e attività culturali. Un’altra saletta conserva un soffitto ad ombrello con affresco centrale. Nella chiesa della Commenda fu Fra’ Sabba che nel 1533 fece realizzare il grande affresco del catino absidale a Girolamo da Treviso, di passaggio a Faenza. In questa, che resta l’opera d’arte più affascinante della Commenda, compaiono – inquadrate in una prospettiva architettonica di raffinato gusto rinascimentale, con paesaggi di sfondo – tre donne (la Vergine con Bambino e San Giovannino, S. Maria Maddalena, con ai piedi l’unguento del Sepolcro, e Santa Caterina d’Alessandria con la ruota dentata simbolo del suo martirio): ad adorarle, sulla sinistra, inginocchiato, lo stesso Fra’ Sabba in “divisa” da frate guerriero: casacca rinascimentale, elmo e spada. L’altra opera importante è sulla parete di sinistra e consiste in un affresco monocromo, delicatissimo, con Fra’ Sabba ormai vecchio, presentato da San Giuseppe (patrono della buona morte) alla vergine, mentre a sinistra stanno il Battista e la Maddalena. Sotto, in pietra nera, c’è la sua lastra tombale, con commovente epigrafe latina da lui stesso composta e, ai lati, le figure allegoriche della Pietà e del Silenzio. L’opera è del forlivese Francesco Menzocchi e databile a poco prima del 1554, anno di morte di Fra’ Sabba. Sulle pareti ci sono anche interessanti frammenti di affreschi di scuola locale trecentesca.

FRA’ SABBA DA CASTIGLIONE

Fra’ Sabba da Castiglione, religioso, letterato e umanista italiano, appartenente all’ordine dei Cavalieri Ospitalieri, nacque a Milano da nobile famiglia nel 1480. Fra’ Sabba si formò presso l’Università di Pavia, dove frequentò gli studi di legge, teologia e filosofia. Dopo un breve soggiorno a Mantova, nel 1505, ormai venticinquenne, decise di entrare nell’Ordine dei Cavalieri Gerosolimitani (poi Ordine di Malta), del quale divenne presto vice procuratore generale. Fino al 1508 fu a Rodi poi si trasferì a Roma, dove coltivò il suo amore per l’arte e la letteratura. Già appassionato ricercatore ante litteram di archeologia, riuscì a procurare, dal suo soggiorno egeo, a Isabella d’Este di Mantova, diversi marmi antichi. 
Nel 1515 lasciò la capitale dopo essere stato chiamato alla Commenda di Faenza, incarico che accettò per meglio dedicarsi a quegli studi che tanto amava, lontano dalla mondanità, dagli intrighi delle corti, e dalla vita militare.

La Chiesa della Commenda (S. Maria Maddalena), detta anche “Magione”, situata nel Borgo Durbecco sulla via Emilia a Faenza, e risalente al XII secolo, all’arrivo di Fra’ Sabba, non versava in buona condizioni di manutenzione. Questo poiché i precedenti commendatori non l’avevano scelta come propria abitazione, destinando le rendite ad altri scopi.

I suoi interessi di studio e di collezionista diedero origine ad una biblioteca, purtroppo oggi dispersa, e ad una raccolta di cimeli artistici i cui pezzi superstiti sono conservati alla Pinacoteca Comunale di Faenza (si cita il busto di San Giovannino, urna cineraria d’alabastro, il San Girolamo penitente, il tavolo intarsiato da Fra Damiano da Bergamo).

Figura poliedrica e dalle molteplici sfaccettature, quella di Fra’ Sabba: allo stesso tempo tardo umanista cristiano e “riformista” in prima linea nella lotta contro l’eresia, collezionista, esteta e fustigatore della corruzione civile e religiosa dei suoi tempi. Suo testamento morale e intellettuale sono i Ricordi, raccolta di precetti didascalici indirizzati al pronipote e pubblicati nella versione definitiva nel 1554 a Venezia da Paolo Gerardo; l’opera ebbe un notevole successo con venticinque edizioni fino al 1613, data oltre la quale non venne più pubblicata. Fra’ Sabba morì il 16 marzo 1554.
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